Il prossimo di casa nostra: gli anziani

Speriamo che sarete d'accordo con noi: non si può affermare di essere cristiani e di amare il prossimo, se non si amano le persone che abbiamo più vicine: i nostri familiari. Dovrebbe essere chiaro a tutti, purtroppo tante volte non è così: persone che danno innegabili esempi di amore fraterno fuori casa, spesso ignorano o, peggio ancora, maltrattano proprio quelli che condividono lo stesso tetto... E non si sentono in colpa, quasi che le mura di casa siano esentate da dimostrazioni d'affetto! Che dire, poi di quelli che si liberano delle persone anziane come se fossero elettrodomestici arrugginiti che non servono più? E di quelli che li tengono, con gran sacrificio, solo perché hanno una buona pensione? Quanti genitori anziani, loro sì, con un cuore grande, hanno accettato o addirittura suggerito di andarsene in una casa di riposo (altra espressione ipocrita per non dire "casa dei sepolti vivi"), per non essere di peso a quei figli, allevati con amore, ma incapaci di ricambiarlo? E quando e se quei figli vanno a fargli visita li accolgono con un sorriso, li rassicurano "sto bene, non mi manca nulla, ho fatto molte amicizie, il personale è gentile, c'è persino il dottore che viene ogni giorno". E si informano di tutto, della salute, del lavoro, degli altri familiari; e l'incontro si chiude con un abbraccio e un bacio... Un sorriso accompagna il figlio, o la figlia, mentre entra nell'auto, mentre si allontana... Le lacrime scendono solo quando sono sicuri che nessuno le vedrà.

Riflessione: Se in una casa c'è posto per Gesù, c'è posto per tutti.

Il prossimo di casa nostra: i bambini

Sono arrivati! A volte si sono fatti attendere, magari per anni, altre volte ci hanno sorpreso perché...  non ci aspettavamo il loro arrivo! La differenza tra gli uni e gli altri? Speriamo che non ci sia, anche se l'esperienza  ci insegna che spesso i primi sono più coccolati. Le cose in comune? Sono piccoli, innocenti, indifesi e... figli nostri e del Signore che ce li ha mandati, che dipendono da noi in tutto e per tutto. Il modo in cui li alleveremo influenzerà tutta la loro vita futura e... forse anche l'eternità. Dobbiamo dedicarci a loro con tutto il nostro amore e con tutte le nostre forze, perché non abbiamo chiesto il loro parere prima di metterli al mondo (ricordate "indovina chi viene a cena?", dove un figlio - esasperato dal padre che continuava a ricordargli i sacrifici fatti per crescerlo - gli risponde che, anche se ne avesse fatti il doppio sarebbe stato suo dovere, non avendogli chiesto se desiderava nascere?). Ma attenzione a non commettere gli errori elencati in questo decalogo che, anni fa, il nostro Parroco affisse all'albo della Chiesa...

10 modi per fare di vostro figlio una perfetta canaglia.

 1) Fin da bambino dategli tutto ciò che vuole, chiavi di casa e denaro compreso, “i tempi     sono cambiati”.    
 2) Lasciate che soddisfi ogni desiderio di mangiare, di bere e ogni comodità. Negargli qualcosa  potrebbe scatenare in lui pericolosi complessi”.    
 3) Mettete in ordine tutto quello che lui lascia fuori posto, possibilmente senza farglielo notare. “E’  solo un  ragazzo…”    
 4) Non fate caso agli amici che frequenta. “Mio figlio gli amici li sa scegliere…”   
 5) Lasciate che legga tutto quello che vuole, che veda tutti i film che crede. Evitate ogni controllo.  “E’ un ragazzo così maturo…” 
 6) Elogiatelo sempre per le sue buone qualità e in compenso sorvolate sui suoi “piccoli difetti”.   
 7) Castigatelo per delle sciocchezze (che danno fastidio a voi), e quando invece ne  combina una  grossa (agli altri),  scusatevi col dire che non si può far nulla; “é fatto così”.  
 8) Difendetelo sempre davanti ai suoi insegnanti, ai vicini di casa e agli amici. “Sono tutti prevenuti verso nostro figlio”.  
  9) Litigate spesso in sua presenza in modo che impari a disprezzare sua madre o a scoprire che suo  padre é un vero tiranno: gli avrete trasmesso i valori del matrimonio.  
10) Non accompagnatelo alla Messa la domenica; vergognatevi di pregare con lui o davanti a lui. Così, se fa queste cose di sua iniziativa, prima o poi smetterà…

Purtroppo ci capita di leggere (e temevamo che prima o poi accadesse) cose di questo tipo:

Giovani italiani: i maleducati d'Europa

I dati parlano chiaro e a osservarli sembra di leggere un bollettino di guerra. Una guerra che non ha né vinti né vincitori, considerato che i maggiori responsabili sarebbero proprio i genitori: il loro comportamento influisce negativamente su quello dei figli nel 42% dei casi, ossia molto di più di quanto non facciano amici (28%) e televisione (38%).

Ma loro, mamme e papà, che fanno di preciso? Intanto sarebbe più esatto dire cosa non fanno: il 38% non insegna ai figli come stare a tavola educatamente (vale a dire a non alzarsi prima che gli altri abbiano finito, a non iniziare a mangiare quando c’è qualcuno che ancora non ha il piatto pieno, a non giocare col cibo). L’88% non usa la cuffia in piscina; l’85% non insegna a rispettare luoghi di culto diversi dai propri; l’88% ancora non abbassa la suoneria del cellulare in pubblico; il 65% non li educa a offrire agli altri il cibo appena acquistato, a cedere il posto sui mezzi pubblici ad anziani, disabili o donne incinte.

Ma questi genitori non fanno proprio niente? Fanno, fanno! Il 38% dice parolacce, il 77% calpesta le aiuole, il 26% delle coppie litiga o tratta il coniuge irrispettosamente davanti al figlio, il 12% maltratta gli animali, il 50% non insegna ai figli a riciclare i rifiuti, il 22% parla a voce alta in pubblico.
(Riportato da Italia online).

E per questa volta, facciamo a meno di parlare di pedofilia e di delinquenza minorile, perché... non ne possiamo più! Tra leggi garantiste e permissive, e nuovi modelli educativi ci sentiamo capaci solo di affidare i nostri bambini a Gesù: Signore, che hai detto: "Lasciate che i fanciulli vengano a me", abbracciali tutti con il Tuo amore e fa che crescano sani e buoni; difendili da questo mondo impazzito!

Il prossimo di casa nostra: i ragazzi

Sono cresciuti: sono diventati maggiorenni o stanno per diventarlo: l'ansia, la fame di libertà tipica di questa età li conduce talvolta ad entrare in conflitto con le nostre paure, le nostre preoccupazioni, con quella parte del nostro amore che tende, a volte consapevolmente ma spesso inconsciamente, a limitargliela. E questo conflitto spesso conduce alla completa incomunicabilità: un pericolo da evitare a tutti i costi. Il dialogo genitori-figli è sempre indispensabile per la crescita... di entrambe le parti. Certamente è difficile crearlo a questo punto, se non si è mai instaurato un rapporto leale con i propri figli. I ragazzi si fideranno dei genitori se questi gli avranno dimostrato fin da quando erano bambini che dall'altra parte c'è una reale volontà di ascoltare e comprendere, altrimenti incominceranno ad evitare il confronto e a mentire per "proteggersi" da chi non sa dare il giusto peso ai loro problemi, ai loro sentimenti e alla loro fiducia. Ascoltarli è fondamentale: i ragazzi vivono intensamente ogni emozione, e ciò che a noi può sembrare banale per loro può assumere i connotati della tragedia; quella che a noi può sembrare solo "una cotta" per loro è una grande passione, sulla quale nessuno può permettersi di scherzare... Ed è così! Cerchiamo di ricordarci come eravamo alla loro età, e non facciamo conto della nostra esperienza, perché loro non ce l' hanno, né possiamo trasmettergliela. Perciò: forniamogli una solida e buona educazione (che nel 99 per cento dei casi gli eviterà di mettersi in conflitto con gli altri, particolarmente con coloro che non conoscono e che potrebbero essere potenzialmente anche dei criminali), avvisiamoli dei pericoli ai quali vanno incontro in determinate situazioni, insegniamogli a non "dormire" ma ad essere sempre vigili perché ai distratti capitano sempre più guai che a chi sta in guardia, stabiliamo insieme delle regole da rispettare (come l'orario di rientro a casa) salvo eccezioni sempre concordate, cerchiamo di conoscere gli amici che frequentano abitualmente, e se possibile instauriamo un rapporto anche con loro e con i rispettivi genitori. E soprattutto cerchiamo di essere di esempio con la nostra vita e con la nostra fede. Come pensiamo che possano amare e rispettare il prossimo e l'ambiente se vedono noi fare il contrario?

Riflessione: Impostare un rapporto di forza con i giovani equivale a rompere ogni rapporto. Ricordiamoci che Gesù ci ammonisce continuamente sulle cose da fare e sui pericoli da evitare, ma poi ci lascia liberi di seguirlo o non seguirlo... 

Il prossimo di casa nostra: la moglie, il marito

Sembra che i matrimoni durino sempre di meno: speriamo che ci sia presto una inversione di tendenza e coppie più durature. Non si può analizzare una questione tanto complessa in poche battute, perché ci sono troppi fattori in gioco: ci limiteremo a qualche considerazione. Il primo fattore in assoluto che determina la durata del matrimonio è la scelta del partner: troppo spesso si trascura di controllare l'affinità dei caratteri, basandosi su criteri che non hanno niente a che fare né con l'amore né con la consapevolezza di stare per fare una scelta che, bene o male che vada, influenzerà tutta la vita. Il secondo, almeno per quanto riguarda chi si sposa in chiesa, è spesso la mancata comprensione del significato profondo del Sacramento del Matrimonio: che non può essere ridotto al vestito della sposa, alla marcia nuziale, al banchetto nuziale, all'album fotografico e alla luna di miele. Il matrimonio come sacramento dovrebbe essere il centro della vita di coppia, e bisognerebbe arrivarci preparati in tutti i sensi: due individualità che si incontrano, scoprono di avere tante affinità, tanti gusti in comune e poche divergenze di vedute; decisi a crescere insieme nelle affinità, condividendo e godendo delle stesse cose: e allo stesso tempo rispettosi l'uno della diversità dell'altro, della sua personalità, disposti però a sacrificare in parte le proprie idee o lo spazio personale, ma mai per imposizione. Due che crescono insieme anche nella fede, e che si presentano di fronte a Dio perché apponga il suo sigillo ad una unione che esiste già nei cuori, e che benedica questa unione e la confermi giorno dopo giorno, due che nell'insondabile pensiero di Dio diventano "una sola carne" (E Dio creò l'uomo: maschio e femmina lo creò - si legge nella Genesi) mistero indecifrabile, che assume parte del suo significato quando la benedizione divina si manifesta con il dono dei figli.  La presenza di Gesù nella casa degli sposi è garanzia di durata, è intermediazione sollecita nei momenti di incomprensione: due sposi non cristiani, o che credono di esserlo (ma non lo sono), sono soli davanti agli inevitabili problemi della vita a due. Il terzo fattore è l'ambiente: se è ostile, la coppia ne risentirà inevitabilmente. Quante madri premurose sono state responsabili della fine del matrimonio dei loro figli!

Riflessione: A chi accusa la Chiesa di voler tenere "per forza" insieme due persone che magari si detestano, ricordo che è ammessa la separazione per gravi motivi. A quelli che contestano l'indissolubilità del matrimonio, ricordo che la Chiesa non può andare contro la volontà di Dio: è Gesù che ha affermato questo principio, e ricordo anche, a chi non è d' accordo, che nessuno è obbligato, o può esserlo, a sposarsi in chiesa, tanto più se non è veramente credente e praticante. Scusate la franchezza.

Il prossimo di casa nostra: i vicini di casa

Se qualcuno ci chiede come si chiamano i nostri vicini di casa, o quanti sono, sappiamo rispondere? No? Ma come è possibile vivere fianco a fianco, giorno dopo giorno con delle persone senza conoscerne nemmeno il nome? Eppure, purtroppo succede; come succede che ci si incontri per le scale o per strada e non ci si scambi un saluto. Che tristezza... Ma credete forse che in Paradiso ci siano camere separate? E non parlatemi di discrezione: una cosa è spiare i vicini, essere invadenti, o intromettersi nelle loro faccende private, e un'altra è disinteressarsi del prossimo. Quanta gente muore sola e viene ritrovata solo quando un puzzo insopportabile arriva fino alle narici dei tanti distratti?      Svegliamoci!        S I A M O   F R A T E L L I ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

Detti popolari: "Anche la Regina ebbe bisogno della vicina" e: "Si nasce tra i parenti e si muore con i vicini".

Il prossimo di casa nostra: chi bussa alla nostra porta

Sì, è vero: viviamo in tempi difficili; ma se questo ci induce a staccare campanello e citofono che vita facciamo? Non possiamo permettere alla paura di prendere il posto del nostro bisogno di socializzare! Adottiamo sempre un comportamento prudente, questo sì, ma apriamo a chi bussa, così che si adempiano le parole di Gesù: "Bussate e vi sarà aperto". E se alla porta c'è qualcuno che ha bisogno di aiuto, soccorriamolo secondo le nostre possibilità, ricordandoci anche le parole "Chiedete e vi sarà dato". Gesù non è più sulla croce: è in mezzo a noi e si nasconde quasi sempre nei fratelli più poveri (Avevo fame e non mi avete dato da mangiare; ero ferito e non mi avete soccorso; ero nudo e non mi avete vestito).

Riflessione: Una cosa che mi rattrista molto è vedere, incollati sulle porte, quegli adesivi che recitano, più o meno: "Testimoni di Geova, non bussate: siamo cattolici". Il primo pensiero, lo confesso, è: "ci credo poco".  Dei cattolici, autenticamente cristiani, dovrebbero accogliere chiunque, e maggiormente chi condivide (sia pure con gravi errori) la fede nell' Unico Vero Dio e in Gesù Salvatore; il problema è che siamo afflitti dall'ignoranza delle Sacre Scritture e delle Verità di Fede. Se conoscessimo bene almeno il Vangelo, non avremmo paura di confrontarci con i fratelli delle altre confessioni cristiane, anzi cominceremmo a condividere il loro attivismo nel diffondere la parola del Signore... cosa che (ricordiamolo) è nostro dovere dalla Cresima in poi.

P.s.: Lo so che non è facile: non lo è neanche per me che scrivo queste cose. Ma dobbiamo provarci, con costanza, ed ogni giorno faremo un passo avanti. E alla fine della strada ci attenderà l'abbraccio con Gesù.