Dal Vangelo secondo Luca:

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu, che sei condannato alla stessa pena, hai timore di Dio ? Noi siamo condannati giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso".

 

Questo episodio della Passione di Gesù, riportato solo da S. Luca, è uno dei momenti chiave del Vangelo. (Qui Gesù ci rivela che l'anima viene giudicata appena si separa dal corpo, al momento della morte e non alla fine dei tempi, come riteneva parte dei giudei. Un giudizio immediato, che conduce l'anima al premio o al castigo, secondo i suoi meriti, in attesa di quel giudizio finale che non modificherà la sua sorte, ma la renderà pubblica).  Ma è anche una pagina molto importante, che potremmo definire "pagina della speranza", perché ci mostra innegabilmente il volto misericordioso di Dio, che ancora una volta non fa un bilancio dare/avere della vita di chi a Lui si rivolge, ma ne legge il cuore e ne premia la sincerità, anche se non ha più il tempo di rimediare ai suoi errori, e non perchè ha aspettato l'ultimo minuto per pentirsi, ma perché ha capito i suoi misfatti solo in quel momento, quando anche desiderandolo con tutto il cuore, anche avvertendo l'orrore di una vita mal spesa, non può più tornare indietro, come il buon ladrone... Ah, se potesse scendere da quella croce! Vivrebbe una vita completamente diversa, una vita di pentimento, riparazione e preghiera... ma tutto questo rimarrà solo un desiderio del suo cuore. Ai lati di Gesù ci sono due uomini: sono due assassini, probabilmente provenienti dallo stesso ambiente sociale, che hanno una storia di vita uguale; eppure uno si rende conto del momento storico, unico e irripetibile nel quale la sua esistenza sta per chiudersi: davanti a sé ha un innocente condannato alla sua stessa pena... La voce dell'altro malfattore lo scuote dalla sua contemplazione, lo disturba più dei chiodi che ha nella carne, lo induce al rimprovero: "Non temi il giudizio di Dio?". Lui sì, lo teme; ha scoperto la sua fede osservando un atto di ingiustizia, osservando l'Agnello innocente immolato. Gesù lo osserva redarguire quel compagno di peccato e di sventura, chiuso nel suo piccolo mondo, incapace di aprirsi e di chiedere perdono, e forse gli sorride: ha già letto il suo cuore, ha visto nascere la sua fede, ha colto l'orrore per il male fatto, il dolore di non  poter riparare... Ma Lui, il solo che poteva farlo, lo ha già perdonato. Il "buon ladrone" incontra il suo sguardo e trova la forza di chiederGli perdono... Gesù, dopo qualche minuto, gli aprirà le porte del Paradiso. Noi lo contempliamo da quando eravamo bambini, l'Agnello immolato... Gli abbiamo già chiesto perdono? Abbiamo cominciato a riparare ai nostri errori? Vogliamo veramente che apra anche a noi le Sue braccia, ci stringa sul Cuore e ci dica: "Venite, benedetti del Padre mio, a prendere possesso di quel Regno preparato per voi fin dall'inizio dei tempi"? Diamoci da fare!