Dal Vangelo secondo Luca:

"Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.                                                                                            Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

Tanti, specialmente i  più giovani tra i ragazzi cristiani hanno paura di Dio. No, non si tratta del "santo timor di Dio"che consiste nell'aver timore di poterLo offendere nella Sua Sapienza, nella Sua Onnipotenza, nella Sua Divinità: ma è proprio la paura di essere continuamente osservati da Dio per essere colti in errore, scoperti a peccare e, successivamente puniti. Questo perché a questi giovani è stata inculcata l'idea del Dio Giudice Implacabile, che ha in orrore il peccato e punisce il peccatore. Ma non è sulla Giustizia Divina (che è comunque Perfetta), che bisogna riflettere, quanto sul Suo ruolo nella Storia dell'umanità: Chi è Dio? Dio è Colui che ha creato tutto ciò che esiste e, per ultimo, ha creato l'uomo. Lo ha voluto simile a Sè, lo ha fatto a Sua Immagine e somiglianza. Perché lo ha creato? Aveva proprio bisogno di un essere che gli somigliasse? Sicuramente no; Egli era già nel pieno della Beatitudine, della Gioia, dell'Amore scambievole col Suo Figlio Generato da sé, non creato dalla materia, Dio da Dio, Luce da Luce... Entrambi erano avvolti dall'Amore che generò lo Spirito Santo e che andava dal Padre al Figlio e dal Figlio al Padre in un infinito e perfetto scambio d'Amore! Creare degli uomini che Gli somigliassero, che ereditassero la Sua stessa divinità, non poté essere altro che un atto di Amore e condivisione... Amore che generava altro Amore, che a sua volta avrebbe generato altro amore... Se solo non si fosse manifestato il Male nel mondo... Se solo la creatura avesse saputo obbedire al Creatore!

L'uomo e la donna, beffati da satana, non erano pronti per ereditare  la divinità Paterna... Non erano degni del Paradiso. Avrebbero dovuto affrontare un cammino molto lungo, per ripresentarsi un giorno alle porte di quel Paradiso, dove sarebbero rientrati solo se lo avessero meritato. D'altra parte Dio non aveva nessuna intenzione di abbandonare al loro destino quegli esseri, plasmati dalle Sue mani, animati dal Suo Soffio Divino. Non li ha mai lasciati soli: ha seguito tutta la storia e l'evoluzione di quelli che, usciti dal Paradiso Terrestre erano più simili ad animali che ad esseri umani, fino a quando ha deciso di pagare per tutta l'umanità il prezzo della Redenzione: Ha inviato nel mondo il Suo Figlio Unigenito, affinché lavasse con il proprio sangue l'onta di quel peccato originale (della cui piena portata noi non siamo coscienti) che continuava a separare l'uomo dal suo Dio. Grazie al Sacrificio di Gesù, che si rinnova ogni giorno, in ogni tabernacolo, siamo stati liberati da quella pesante eredità, ci è stata restituita la possibilità di entrare in Paradiso e partecipare a quel Banchetto senza fine preparato per tutti fin dalla fondazione dei tempi. 

Dio, nostro Padre (noi siamo messi al mondo dai nostri genitori, ma la nostra anima viene direttamente da Lui: Egli ci conosce uno ad uno, conosce i nostri nomi, i nostri pensieri, il modo in cui viviamo), nel frattempo ci osserva, compiaciuto da quei figli che cercano, sforzandosi continuamente, di fare la Sua volontà; di rispettarLo e amarLo sopra ogni cosa; di testimoniare quotidianamente, con le opere, l'amore che portano ai fratelli: come lo sarebbe una madre, contenta nell'avere figli buoni, studiosi, laboriosi, onesti, affettuosi... Ma, come avviene per una madre, le Sue maggiori premure sono per i figli che danno problemi: quelli che rientrano a casa sempre più tardi, quelli che non si sa che compagnie frequentino, quelli per i quali una madre teme possa arrivare, prima o poi, una telefonata: "Suo figlio è stato coinvolto in una rissa... è ferito, è in ospedale... è stato arrestato... è in gravi condizioni..." Non per punire, ci osserva... ma per Amore!

Gesù ha raccontato la parabola del figliuol prodigo per farci capire quanto è importante saper tornare sui nostri passi, come è importante saper chiedere perdono, quanto bisogna preoccuparsi per quei nostri fratelli che percorrono una cattiva strada mentre noi siamo al sicuro nelle vie del Signore; ma soprattutto ci ha mostrato la grandezza dell'Amore del Padre: "andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.   Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò". Non ebbe bisogno, il figliuol prodigo, di entrare in casa, salire le scale, gettarsi ai piedi del padre: lo trovò ad attenderlo fuori di casa, con le braccia aperte, pronto ad abbracciarlo, felice del suo ritorno! Questo è nostro Padre, Questo è il nostro Dio! Vogliamo cercare di capire il Suo Amore, vogliamo provare a ricambiarlo, a  gettarci tra le Sue braccia?