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CHIESA DEI FRATI CAPPUCCINI DI NOLA (NA)
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Andiamo in chiesa gioiosi per incontrarci con i nostri fratelli, o
perché andarci è "obbligatorio"?
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Ci prepariamo per tempo, o arriviamo sempre in ritardo? Prendiamo
subito posto, o gironzoliamo un pò? E se, trovandoci in un altro Stato,
città o paese, visitiamo "da turisti" una chiesa o un qualunque
luogo di culto, stiamo sempre attenti a non disturbare le celebrazioni
o le preghiere in corso? Prima e dopo la Celebrazione della S. Messa,
evitiamo di stare a chiacchierare con altre persone, ricordandoci che la chiesa è
la casa del Signore anche tra un rito e l'altro?
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Ci presentiamo vestiti e curati come quando facciamo visita a una
persona importante? E manteniamo, nello stesso tempo la semplicità,
evitando che la nostra presenza diventi una esibizione di opulenza
(pellicce, bracciali e catene d'oro)?
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Ci prepariamo a questo incontro con il Signore durante la settimana,
con la preghiera e con le opere?
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Partecipiamo alla celebrazione pregando e cantando con voce forte e
chiara, o ci isoliamo dagli altri? (In Paradiso non ci sono camere
separate).
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Quando entriamo in chiesa, andiamo ad occupare un posto vicino agli
altri, o cerchiamo di isolarci? (In Paradiso non ci sono camere separate).
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Ascoltiamo con attenzione l'omelia del sacerdote? Apprezziamo il suo
commento, volto a farci comprendere meglio le Sacre Scritture, o cominciamo
a scalpitare appena si dilunga un pò? Ci tratteniamo fino al termine della
Celebrazione, aspettando che il sacerdote abbia lasciato l'altare, o abbiamo fretta di tornare alle cose
del mondo?
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Se il suo insegnamento non ci sembra
del tutto conforme alle Sacre Scritture o
alla Tradizione, lo trattiamo da amico, parlandogliene, o andiamo subito a
spettegolare sul suo conto dal Vescovo locale?
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Al momento di scambiarci "un segno di pace" proviamo gioia
o imbarazzo? Diamo la mano con la stessa naturalezza al conoscente, allo
sconosciuto e allo straniero? (In Paradiso non ci sono camere separate).
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Facciamo un' offerta adeguata alle nostre possibilità, per
contribuire alle necessità della chiesa? Siamo coscienti che la nostra
offerta è fatta al Signore?
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Se non ci sono abbastanza posti per sedere, lasciamo il nostro agli
anziani, anche se fossero arrivati in ritardo?
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Sopportiamo pazientemente i bambini quando "si fanno
sentire", o disturbiamo più di loro con le nostre lamentele?
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Riusciamo a fare a meno di scandalizzarci per l'abbigliamento di
qualche sorella, per la presenza di persone ritenute, a torto o a ragione,
"pubblici peccatori"? Ci ricordiamo sempre che Gesù ci ha
chiesto di non giudicare?
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Partecipiamo attivamente alla vita parrocchiale, o ad altre
attività volte all'evangelizzazione e alla crescita sociale e morale della
nostra comunità? Ci interessiamo mai delle necessità dei nostri sacerdoti, del loro
stato di salute, particolarmente di quelli più anziani, ricordandoci che
siamo noi la loro famiglia? O il Parroco ci vede solo quando abbiamo bisogno di
certificati?
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Se partecipiamo alle attività parrocchiali, lo
facciamo con amore, umiltà e spirito di servizio, senza sentirci superiori
a chi non lo fa o fa meno di noi?
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Ricordiamoci sempre che, dal momento in cui
confermiamo la nostra fede con il Sacramento della Cresima (confermazione),
siamo tenuti a partecipare all'opera evangelizzatrice della Chiesa. Anche
noi, come gli Apostoli, siamo inviati dal Signore ai nostri fratelli.
Ricordiamoci anche che senza fede ogni nostro atto è vano: perciò è
inutile battezzare i bambini, sposarsi in chiesa, far benedire le salme, far
celebrare messe di suffragio per i defunti, se né noi, né loro abbiamo mai
risposto veramente alla chiamata di Gesù. Feste mondane se ne possono
organizzare dappertutto. Scusate la franchezza.


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