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Dal
Vangelo secondo Giovanni:
Tommaso,
uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli
dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il
Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il
segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la
mia mano nel suo costato, non crederò". La figura di S.Tommaso viene spesso citata come sinonimo di incredulità, e ogni tanto qualcuno afferma: "Io sono come San Tommaso: se non vedo, non credo!", quasi che "credere" sia tutto... Certo, se non si crede in Gesù, nella Sua realtà storica, nel Suo essere Figlio di Dio, nella sua resurrezione, non si potrà mai avere "la fede" (che è Dono di Dio per quanti la desiderano ). Ma c'è qualcosa che è ancora più difficile che credere e aver fede: è "CAPIRE". Capire che non basta pregare, non basta recarsi più o meno frequentemente in chiesa, non basta partecipare a pellegrinaggi, processioni; non basta conoscere il catechismo, il Vangelo, l'intera Bibbia; certo sono tutte cose lodevoli, attività da diffondere ed incoraggiare; Ma se il risultato di tanta disponibilità alla fine non è conforme a quel che ci ha chiesto Gesù, NON SERVE A NULLA. Se il nostro cammino di fede non ci ha ancora insegnato a perdonare, a perdonare TUTTI; se non sentiamo AMORE per TUTTI, se non crediamo di essere TUTTI veramente FRATELLI; Se la nostra fede è salda e incrollabile solo se le faccende personali vanno bene (se la salute è buona, se abbiamo abbastanza denaro, se possiamo soddisfare ogni piacere, se tutti ci rispettano e nessuno ci molesta), forse è il momento di darci una regolata. Nessuno può illudersi di "fare il furbo" con Gesù, confidando sempre e solo nella Sua Infinita Misericordia. Piuttosto possiamo sperare che la Sua Misericordia ci illumini (finché siamo in tempo) e ci faccia CAPIRE ciò che veramente desidera da noi. |