Lo Spirito Santo suscita delle anime, simili a lampade che non brillano di luce propria,  ma di quella che Egli trasmette loro,  per illuminarne altre immerse nella foschia del mondo. (Mons. Ernesto Cardarelli)

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L'immaginetta ricordo di Gìiuseppina Norcia è scaricabile dal sito ufficiale: www.giuseppinanorcia.it

      

 

   Tanti, che non l’hanno conosciuta, ci chiedono di parlargli di Giuseppina.

Noi l’abbiamo incontrata poche volte e per pochi minuti, ma siamo rimasti affascinati da due grandi doti di questa donna: l’umiltà più assoluta e il grande amore per Gesù, la sua piena fiducia in Lui, il suo totale abbandonarsi nelle mani di Dio. 

Lei che avrebbe potuto vantare la sua familiarità con Gesù che le era sempre accanto, non parlava mai di sé, e se qualcuno le chiedeva delle sue sofferenze,  rispondeva: “Sto bene, ma non preoccuparti per me, parlami di te”. Non si è mai messa in mostra, anche se sapeva che tutti volevano vedere “la donna che parla con Gesù”. Ma lei si teneva nascosta, in una stanzetta, dove era veramente difficile vederla in viso, quel viso che però si illuminava quando dai pellegrini udiva parole di amore e devozione a Dio, quando formulavano propositi di pentimento, cominciando un autentico cammino di conversione.

Giuseppina si raccomandava: “Non fate però l’errore di venire qui per vedere me. Qui c’è Gesù. E’ Lui che ascolta le vostre preghiere, è Lui che può esaudire ogni supplica. Pregate: la preghiera è tutto, la preghiera può tutto”.

Lei era lì per obbedire al comando del Maestro divino: ”Dovrai accogliere tutte le anime che Io stesso ti invierò”. E lo faceva ogni giorno, senza mai staccarsi da quella “Piccola Culla” che Gesù le aveva chiesto di costruire dopo averla guarita da quella malattia che in breve tempo avrebbe potuto rendere orfani i suoi figli. Lo faceva in una piccola stanzetta, seduta su di una scomoda sedia di legno, avvolta in uno scialle nero d’inverno e senza refrigerio d’estate. Era lì ogni giorno, per dare una parola di conforto, un’esortazione, un’ incoraggiamento a quelle centinaia e centinaia di pellegrini che, dopo aver invocato l’aiuto divino, si rivolgevano a lei per raccomandarsi alle sue preghiere. E lei rassicurava tutti, per tutti pregava: perché era vero e tangibile l’amore che aveva per tutti i fratelli che il Signore le inviava.

Può sembrare un piccolo compito, accogliere le anime inviate da Gesù, ma nasconde un incarico ben più grande, che è quello di accompagnare quelle anime incontro al Maestro divino. Solo se teniamo conto di quanti pellegrini, nei trentatrè anni della sua presenza sono stati accolti da Giuseppina possiamo accorgerci della grandezza della sua Missione, compiuta nell’unico modo efficace: l’esempio di vita. Quante anime, perse nei peccati del mondo, sono tornate alla preghiera, alla Fede, ai Sacramenti, alla Chiesa, grazie a quell’esempio! Lei non si attribuiva alcun merito, si sentiva come un giunco pronto a piegarsi alla volontà di Dio… e proprio per questo è stata come un grande albero alla cui ombra tutti trovavamo rifugio nelle nostre sofferenze spirituali e materiali.

Tanti vedevano in lei una seconda mamma e anche per noi lo diventò presto perché abbiamo visto realizzarsi in lei il Comandamento Nuovo lasciatoci da Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi”. Speriamo di aver imparato da Giuseppina quel tanto di amore e disponibilità verso il Signore e verso i fratelli da poterla abbracciare, per Misericordia divina, nel Regno di Dio che viene.

 

Una_rosa_per_mamma_Giuseppina

 

 

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