Giacobbe

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Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome Chetura. Essa gli partorý Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. Ioksan gener˛ Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim. I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi sono i figli di Chetura. Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco. Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenzi˛, mandandoli lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.

La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni. Poi Abramo spir˛ e morý in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riuný ai suoi antenati. Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, di fronte a Mamre.        ╚ appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara. Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abit˛ presso il pozzo di Lacai-Roi.

Questa Ŕ la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l'Egiziana, schiava di Sara.

Questi sono i nomi dei figli d'Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele Ŕ Nebai˛t, poi Kedar, AdbeŔl, Mibsam, 14Misma, Duma, Massa, Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma. Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive trib¨. La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morý e si riuný ai suoi antenati. Egli abit˛ da Avýla fino a Sur, che Ŕ lungo il confine dell'Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli.

 

Questa Ŕ la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco.

Isacco aveva quarant'anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di BetuŔl l'Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di LÓbano l'Arameo. Isacco supplic˛ il Signore per sua moglie, perchÚ essa era sterile e il Signore lo esaudý, cosý che sua moglie Rebecca rimase incinta. Ora i figli si urtavano nel suo grembo ed essa esclam˛: "Se Ŕ cosý, perchÚ questo?". And˛ a consultare il Signore. Il Signore le rispose:

"Due nazioni sono nel tuo seno
e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;
un popolo sarÓ pi¨ forte dell'altro
e il maggiore servirÓ il pi¨ piccolo".

Quando poi si compý per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli vennero alla luce. Uscý il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esa¨. Subito dopo, uscý il fratello e afferr˛ con la mano il calcagno di Esa¨; gli fu dato nome Giacobbe. Quando essi nacquero Isacco aveva sessant'anni.

I fanciulli crebbero ed Esa¨ divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende. Isacco preferiva Esa¨, perchÚ la carne era di suo gusto, mentre Rebecca preferiva Giacobbe.

Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esa¨ arriv˛ dalla campagna ed era sfinito. Disse a Giacobbe: "Lasciami mangiare un po' di questa minestra rossa, perchÚ io sono sfinito" - Per questo fu chiamato Edom -. Giacobbe disse: "Vendimi subito la tua primogenitura". Rispose Esa¨: "Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?". Giacobbe allora disse: "Giuramelo subito". Quegli lo giur˛ e vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede ad Esa¨ il pane e la minestra di lenticchie; questi mangi˛ e bevve, poi si alz˛ e se ne and˛. A tal punto Esa¨ aveva disprezzato la primogenitura.

26


Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco and˛ a Gerar presso AbimŔlech, re dei Filistei. Gli apparve il Signore e gli disse: "Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicher˛. Rimani in questo paese e io sar˛ con te e ti benedir˛, perchÚ a te e alla tua discendeza io conceder˛ tutti questi territori, e manterr˛ il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre. Render˛ la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e conceder˛ alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza; per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ci˛ che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi".

 

Cosý Isacco dimor˛ in Gerar. Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse: "╚ mia sorella"; infatti aveva timore di dire: "╚ mia moglie", pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di bell'aspetto.

Era lÓ da molto tempo, quando AbimŔlech, re dei Filistei, si affacci˛ alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca. AbimŔlech chiam˛ Isacco e disse: "Sicuramente essa Ŕ tua moglie. E perchÚ tu hai detto: ╚ mia sorella?". Gli rispose Isacco: "PerchÚ mi son detto: io non muoia per causa di lei!". Riprese AbimŔlech: "Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa". AbimŔlech diede quest'ordine a tutto il popolo: "Chi tocca questo uomo o la sua moglie sarÓ messo a morte!".

Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell'anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto. E l'uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo: possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.
 

 


Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra. AbimŔlech disse ad Isacco: "VÓttene via da noi, perchÚ tu sei molto pi¨ potente di noi". Isacco and˛ via di lÓ, si accamp˛ sul torrente di Gerar e vi si stabilý. Isacco torn˛ a scavare i pozzi d'acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiam˛ come li aveva chiamati suo padre. I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva. Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: "L'acqua Ŕ nostra!".

Allora egli chiam˛ Esech il pozzo, perchÚ quelli avevano litigato con lui. Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiam˛ Sitna. Allora si mosse di lÓ e scav˛ un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiam˛ Recob˛t e disse: "Ora il Signore ci ha dato spazio libero perchÚ noi prosperiamo nel paese". Di lÓ and˛ a Bersabea. E in quella notte gli apparve il Signore e disse:


"Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
non temere perchÚ io sono con te.
Ti benedir˛ e moltiplicher˛ la tua discendenza
per amore di Abramo, mio servo".



Allora egli costruý in quel luogo un altare e invoc˛ il nome del Signore; lý piant˛ la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo
Intanto AbimŔlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito. Isacco disse loro: "PerchÚ siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?". Gli risposero: "Abbiamo visto che il Signore Ŕ con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un'alleanza con te:

tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore". Allora imbandý loro un convito e mangiarono e bevvero. Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l'un l'altro, poi Isacco li conged˛ e partirono da lui in pace. Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: "Abbiamo trovato l'acqua". Allora egli lo chiam˛ Sibea: per questo la cittÓ si chiama Bersabea fino ad oggi.

Quando Esa¨ ebbe quarant'anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri l'Hittita, e Basemat, figlia di Elon l'Hittita. Esse furono causa d'intima amarezza per Isacco e per Rebecca.

27 

Isacco era vecchio e gli occhi erano ormai cosý deboli che non ci vedeva pi¨. Chiam˛ il figlio maggiore, Esa¨, e gli disse: "Figlio mio". Gli rispose: "Eccomi". Riprese: "Vedi, io sono vecchio e non conosco il giorno della mia morte. Ebbene, prendi le tue armi, la tua farŔtra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della carne. Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perchÚ io ti benedica prima di morire". Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esa¨. And˛ dunque Esa¨ in campagna a caccia di carne da portare a casa. Rebecca disse al figlio Giacobbe: "Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esa¨: Portami la carne e preparami un piatto, cosý manger˛ e poi ti benedir˛ davanti al Signore prima della morte. Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine: Va' subito al gregge e prendimi di lÓ due bei capretti; io ne far˛ un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto. Cosý tu lo porterai a tuo padre che ne mangerÓ, perchÚ ti benedica prima della sua morte". Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: "Sai che mio fratello Esa¨ Ŕ peloso, mentre io ho la pelle liscia. Forse mio padre mi palperÓ e si accorgerÓ che mi prendo gioco di lui e attirer˛ sopra di me una maledizione invece di una benedizione". Ma sua madre gli disse: "Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti". Allora egli and˛ a prenderli e li port˛ alla madre, cosý la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre. Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esa¨, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; con le pelli dei capretti rivestý le sue braccia e la parte liscia del collo. Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.

Cosý egli venne dal padre e disse: "Padre mio". Rispose: "Eccomi; chi sei tu, figlio mio?". Giacobbe rispose al padre: "Io sono Esa¨, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la carne che ti porto, perchÚ tu mi benedica". Isacco disse al figlio: "Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!". Rispose: "Il Signore me l'ha fatta capitare davanti". Ma Isacco gli disse: "Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esa¨ o no". Giacobbe si avvicin˛ ad Isacco suo padre, il quale lo tast˛ e disse: "La voce Ŕ la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esa¨". Cosý non lo riconobbe, perchÚ le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esa¨, e perci˛ lo benedisse. Gli disse ancora: "Tu sei proprio il mio figlio Esa¨?". Rispose: "Lo sono". Allora disse: "Porgimi da mangiare questa carne, perchÚ io ti benedica". Gliene servý ed egli mangi˛, gli port˛ il vino ed egli bevve. Poi suo padre Isacco gli disse: "Avvicinati e baciami, figlio mio!". Gli si avvicin˛ e lo baci˛. Isacco aspir˛ l'odore degli abiti di lui e lo benedisse:

"Ecco l'odore del mio figlio
come l'odore di un campo
che il Signore ha benedetto.
Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.
Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!".

Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arriv˛ dalla caccia Esa¨ suo fratello. Anch'egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva detto: "Si alzi mio padre e mangi la carne portata da suo figlio, perchÚ tu lo benedica". Gli disse suo padre Isacco: "Chi sei tu?". Rispose: "Io sono il tuo figlio primogenito Esa¨". Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: "Chi era dunque colui che ha preso la carne e me l'ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto resterÓ". Quando Esa¨ sentý le parole di suo padre, scoppi˛ in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: "Benedici anche me, padre mio!". Rispose: "╚ venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione". Riprese: "Forse perchÚ si chiama Giacobbe mi ha soppiantato giÓ due volte? GiÓ ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!". Poi soggiunse: "Non hai forse riservato qualche benedizione per me?". Isacco rispose e disse a Esa¨: "Ecco, io l'ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l'ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potr˛ fare, figlio mio?". Esa¨ disse al padre: "Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!". Ma Isacco taceva ed Esa¨ alz˛ la voce e pianse. Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:

"Ecco, lontano dalle terre grasse
sarÓ la tua sede
e lontano dalla rugiada del cielo dall'alto.
Vivrai della tua spada
e servirai tuo fratello;
ma poi, quando ti riscuoterai,
spezzerai il suo giogo dal tuo collo".

Esa¨ perseguit˛ Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pens˛ Esa¨: "Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora uccider˛ mio fratello Giacobbe". Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esa¨, suo figlio maggiore, ed essa mand˛ a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: "Esa¨ tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti. Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello LÓbano. Rimarrai con lui qualche tempo, finchÚ l'ira di tuo fratello si sarÓ placata; finchÚ si sarÓ placata contro di te la collera di tuo fratello e si sarÓ dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io mander˛ a prenderti di lÓ. PerchÚ dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?".

Poi Rebecca disse a Isacco: "Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?".

Sogno di Giacobbe

28

Allora Isacco chiam˛ Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: "Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan. Su, va' in Paddan-Aram, nella casa di BetuŔl, padre di tua madre, e prenditi di lÓ la moglie tra le figlie di LÓbano, fratello di tua madre. Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, sý che tu divenga una assemblea di popoli. Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perchÚ tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo". Cosý Isacco fece partire Giacobbe, che and˛ in Paddan-Aram presso LÓbano, figlio di BetuŔl, l'Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esa¨.

Esa¨ vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l'aveva mandato in Paddan-Aram per prendersi una moglie di lÓ e che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: "Non devi prender moglie tra le Cananee". Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per Paddan-Aram. Esa¨ comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco. Allora si rec˛ da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebai˛t.

Giacobbe partý da Bersabea e si diresse verso Carran. Si ritrov˛ cosý in un luogo, dove trascorse la notte, perchÚ il sole era tramontato; presa una pietra, se la pose come guanciale e si addorment˛ in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima toccava il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano sulla scala. Ecco il Signore gli stava innanzi e disse: "Io sono il Signore, Dio di Abramo tuo padre e Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la conceder˛ a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarÓ come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. Ecco io sono con te e ti protegger˛ dovunque tu andrai; poi ti far˛ ritornare in questo paese, perchÚ non ti abbandoner˛ senza aver realizzato tutto quello che t'ho detto". Allora Giacobbe si svegli˛ e disse: "Di sicuro, il Signore Ŕ in questo luogo e io non lo sapevo". Ebbe timore e disse: "Quanto Ŕ terribile questo luogo! Questa Ŕ proprio la casa di Dio, questa Ŕ la porta del cielo". Alla mattina presto Giacobbe si alz˛, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e vers˛ olio sulla sua sommitÓ. E chiam˛ quel luogo Betel, mentre prima di allora la cittÓ si chiamava Luz. Giacobbe fece questo voto: "Se Dio sarÓ con me e mi proteggerÓ in questo viaggio che sto facendo e mi darÓ pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritorner˛ sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarÓ il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarÓ una casa di Dio; di quanto mi darÓ io gli offrir˛ la decima"

29

Poi Giacobbe si mise in cammino e and˛ nel paese degli orientali. Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame, accovacciati vicino, perchÚ a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande. Quando tutti i greggi si erano radunati lÓ, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo. Giacobbe disse loro: "Fratelli miei, di dove siete?". Risposero: "Siamo di Carran". Disse loro: "Conoscete LÓbano, figlio di Nacor?". Risposero: "Lo conosciamo". Disse loro: "Sta bene?". Risposero: "Sý; ecco la figlia Rachele che viene con il gregge". Riprese: "Eccoci ancora in pieno giorno: non Ŕ tempo di radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!". Risposero: "Non possiamo, finchÚ non siano radunati tutti i greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge".

 

Egli stava ancora parlando con loro, quando arriv˛ Rachele con il bestiame del padre, perchÚ era una pastorella. Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di LÓbano, fratello di sua madre, insieme con il bestiame di LÓbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi avanti, rotol˛ la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di LÓbano, fratello di sua madre. Poi Giacobbe baci˛ Rachele e pianse ad alta voce. Giacobbe rivel˛ a Rachele che egli era parente del padre di lei, perchÚ figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre. Quando LÓbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse incontro, lo abbracci˛, lo baci˛ e lo condusse nella sua casa. Ed egli raccont˛ a LÓbano tutte le sue vicende. Allora LÓbano gli disse: "Davvero tu sei mio osso e mia carne!". Cosý dimor˛ presso di lui per un mese.

 

 

 

Poi LÓbano disse a Giacobbe: "PoichÚ sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario". Ora LÓbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la pi¨ piccola si chiamava Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, perci˛ Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: "Io ti servir˛ sette anni per Rachele, tua figlia minore". Rispose LÓbano: "Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me". Cosý Giacobbe servý sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. Poi Giacobbe disse a LÓbano: "Dammi la mia sposa, perchÚ il mio tempo Ŕ compiuto e voglio unirmi a lei". Allora LÓbano radun˛ tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si uný a lei. LÓbano diede la propria schiava Zilpa alla figlia Lia, come schiava. Quando fu mattina... ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a LÓbano: "Che mi hai fatto? Non Ŕ forse per Rachele che sono stato al tuo servizio? PerchÚ mi hai ingannato?". Rispose LÓbano: "Non si usa far cosý nel nostro paese, dare, cioŔ, la pi¨ piccola prima della maggiore. Finisci questa settimana nuziale, poi ti dar˛ anche quest'altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni". Giacobbe fece cosý: termin˛ la settimana nuziale e allora LÓbano gli diede in moglie la figlia Rachele. LÓbano diede alla figlia Rachele la propria schiava Bila, come schiava. Egli si uný anche a Rachele e am˛ Rachele pi¨ di Lia. Fu ancora al servizio di lui per altri sette anni.

Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. Cosý Lia concepý e partorý un figlio e lo chiam˛ Ruben, perchÚ disse: "Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerÓ". Poi concepý ancora un figlio e disse: "Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo". E lo chiam˛ Simeone. Poi concepý ancora e partorý un figlio e disse: "Questa volta mio marito mi si affezionerÓ, perchÚ gli ho partorito tre figli". Per questo lo chiam˛ Levi. Concepý ancora e partorý un figlio e disse: "Questa volta loder˛ il Signore". Per questo lo chiam˛ Giuda. Poi cess˛ di avere figli.

30

Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: "Dammi dei figli, se no io muoio!". Giacobbe s'irrit˛ contro Rachele e disse: "Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?". Allora essa rispose: "Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, cosý che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei". Cosý essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si uný a lei. Bila concepý e partorý a Giacobbe un figlio. Rachele disse: "Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio". Per questo essa lo chiam˛ Dan. Poi Bila, la schiava di Rachele, concepý ancora e partorý a Giacobbe un secondo figlio. Rachele disse: "Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!". Perci˛ lo chiam˛ NŔftali.

Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe. Zilpa, la schiava di Lia, partorý a Giacobbe un figlio. Lia disse: "Per fortuna!" e lo chiam˛ Gad. Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorý un secondo figlio a Giacobbe. Lia disse: "Per mia felicitÓ! PerchÚ le donne mi diranno felice". Perci˛ lo chiam˛ Aser.

 

Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscý e trov˛ mandragore, che port˛ alla madre Lia. Rachele disse a Lia: "Dammi un po' delle mandragore di tuo figlio". Ma Lia rispose: "╚ forse poco che tu mi abbia portato via il marito perchÚ voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?". Riprese Rachele: "Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio". Alla sera, quando Giacobbe arriv˛ dalla campagna, Lia gli uscý incontro e gli disse: "Da me devi venire, perchÚ io ho pagato il diritto di averti con le mandragore di mio figlio". Cosý egli si coric˛ con lei quella notte. Il Signore esaudý Lia, la quale concepý e partorý a Giacobbe un quinto figlio. Lia disse: "Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito". Perci˛ lo chiam˛ ╠ssacar. Poi Lia concepý e partorý ancora un sesto figlio a Giacobbe. 20Lia disse: "Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi preferirÓ, perchÚ gli ho partorito sei figli". Perci˛ lo chiam˛ ZÓbulon. In seguito partorý una figlia e la chiam˛ Dina.

Poi Dio si ricord˛ anche di Rachele; Dio la esaudý e la rese feconda. Essa concepý e partorý un figlio e disse: "Dio ha tolto il mio disonore". E lo chiam˛ Giuseppe dicendo: "Il Signore mi aggiunga un altro figlio!".

Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a LÓbano: "Lasciami andare e tornare a casa mia, nel mio paese. Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini perchÚ possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato". Gli disse LÓbano: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi... Per divinazione ho saputo che il Signore mi ha benedetto per causa tua". E aggiunse: "Fissami il tuo salario e te lo dar˛". Gli rispose: "Tu stesso sai come ti ho servito e quanti sono diventati i tuoi averi per opera mia. PerchÚ il poco che avevi prima della mia venuta Ŕ cresciuto oltre misura e il Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorer˛ anch'io per la mia casa?". Riprese LÓbano: "Che ti devo dare?". Giacobbe rispose: "Non mi devi nulla; se tu farai per me quanto ti dico, ritorner˛ a pascolare il tuo gregge e a custodirlo. Oggi passer˛ fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo di colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato tra le capre: sarÓ il mio salario. In futuro la mia stessa onestÓ risponderÓ per me; quando verrai a verificare il mio salario, ogni capo che non sarÓ punteggiato o chiazzato tra le capre e di colore scuro tra le pecore, se si troverÓ presso di me, sarÓ come rubato".

LÓbano disse: "Bene, sia come tu hai detto!". In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte le capre punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco e ogni capo di colore scuro tra le pecore. Li affid˛ ai suoi figli e stabilý una distanza di tre giorni di cammino tra sÚ e Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l'altro bestiame di LÓbano. Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagli˛ la corteccia a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami. Poi egli mise i rami cosý scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi dell'acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere. Cosý le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati. Quanto alle pecore, Giacobbe le separ˛ e fece sý che le bestie avessero davanti a sÚ gli animali striati e tutti quelli di colore scuro del gregge di LÓbano. E i branchi che si era cosý costituiti per conto suo, non li mise insieme al gregge di LÓbano. Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami. Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Cosý i capi di bestiame deboli erano per LÓbano e quelli robusti per Giacobbe. Egli si arricchý oltre misura e possedette greggi in grande quantitÓ, schiave e schiavi, cammelli e asini.

31

Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di LÓbano dicevano: "Giacobbe si Ŕ preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro padre si Ŕ fatta tutta questa fortuna". Giacobbe osserv˛ anche la faccia di LÓbano e si accorse che non era pi¨ verso di lui come prima. Il Signore disse a Giacobbe: "Torna al paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sar˛ con te". Allora Giacobbe mand˛ a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il suo gregge e disse loro: "Io mi accorgo dal volto di vostro padre che egli verso di me non Ŕ pi¨ come prima; eppure il Dio di mio padre Ŕ stato con me. Voi stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze, mentre vostro padre si Ŕ beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male. Se egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate saranno il tuo salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate. Cosý Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l'ha dato a me. Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli occhi e vidi che i capri in procinto di montare le bestie erano striati, punteggiati e chiazzati. L'angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi. Riprese: Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono striati, punteggiati e chiazzati, perchÚ ho visto quanto LÓbano ti fa. Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella tua patria!". Rachele e Lia gli risposero: "Abbiamo forse ancora una parte o una ereditÓ nella casa di nostro padre? Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal momento che ci ha vendute e si Ŕ anche mangiato il nostro danaro? Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre Ŕ nostra e dei nostri figli. Ora fa' pure quanto Dio ti ha detto".

Allora Giacobbe si alz˛, caric˛ i figli e le mogli sui cammelli e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era acquistati, il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram, per ritornare da Isacco, suo padre, nel paese di Canaan. LÓbano era andato a tosare il gregge e Rachele rub˛ gli idoli che appartenevano al padre. Giacobbe eluse l'attenzione di LÓbano l'Arameo, non avvertendolo che stava per fuggire; cosý potŔ andarsene con tutti i suoi averi. Si alz˛ dunque, pass˛ il fiume e si diresse verso le montagne di GÓlaad.

Al terzo giorno fu riferito a LÓbano che Giacobbe era fuggito. Allora egli prese con sÚ i suoi parenti, lo inseguý per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di GÓlaad. Ma Dio venne da LÓbano l'Arameo in un sogno notturno e gli disse: "Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!". LÓbano and˛ dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle montagne e LÓbano si era accampato con i parenti sulle montagne di GÓlaad. Disse allora LÓbano a Giacobbe: "Che hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra! PerchÚ sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre! E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie! Certo hai agito in modo insensato. Sarebbe in mio potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, nÚ in bene nÚ in male! 

Certo, sei partito perchÚ soffrivi di nostalgia per la casa di tuo padre; ma perchÚ mi hai rubato i miei dŔi?". Giacobbe rispose a LÓbano e disse: "PerchÚ avevo paura e pensavo che mi avresti tolto con la forza le tue figlie. Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi dŔi, non resterÓ in vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi pu˛ essere di tuo presso di me e prendilo". Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele. Allora LÓbano entr˛ nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trov˛ nulla. Poi uscý dalla tenda di Lia ed entr˛ nella tenda di Rachele. Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra, cosý LÓbano frug˛ in tutta la tenda, ma non li trov˛. Essa parl˛ al padre: "Non si offenda il mio signore se io non posso alzarmi davanti a te, perchÚ ho quello che avviene di regola alle donne". LÓbano cerc˛ dunque il tutta la tenda e non trov˛ gli idoli.

Essa parl˛ al padre: "Non si offenda il mio signore se io non posso alzarmi davanti a te, perchÚ ho quello che avviene di regola alle donne". LÓbano cerc˛ dunque il tutta la tenda e non trov˛ gli idoli.

Giacobbe allora si adir˛ e apostrof˛ LÓbano, al quale disse: "Qual Ŕ il mio delitto, qual Ŕ il mio peccato, perchÚ ti sia messo a inseguirmi? Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di tutte le robe di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi giudici tra noi due. Vent'anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai mangiato. Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne compensavo il danno e tu reclamavi da me ci˛ che veniva rubato di giorno e ci˛ che veniva rubato di notte. Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva dai miei occhi. Vent'anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte. Se non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro".

LÓbano allora rispose e disse a Giacobbe: "Queste figlie sono mie figlie e questi figli sono miei figli; questo bestiame Ŕ il mio bestiame e quanto tu vedi Ŕ mio. E che potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse hanno messi al mondo? Ebbene, vieni, concludiamo un'alleanza io e te e ci sia un testimonio tra me e te". Giacobbe prese una pietra e la eresse come una stele. Poi disse ai suoi parenti: "Raccogliete pietre", e quelli presero pietre e ne fecero un mucchio. Poi mangiarono lÓ su quel mucchio. LÓbano lo chiam˛ Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiam˛ Gal-Ed. LÓbano disse: "Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te"; per questo lo chiam˛ Gal-Ed e anche Mizpa, perchÚ disse: "Il Signore starÓ di vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo pi¨ l'un l'altro. Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, non un uomo sarÓ con noi, ma bada, Dio sarÓ testimonio tra me e te". Soggiunse LÓbano a Giacobbe: "Ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra me e te. Questo mucchio Ŕ testimonio e questa stele Ŕ testimonio che io giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male. Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi". Giacobbe giur˛ per il Terrore di suo padre Isacco. Poi offrý un sacrificio sulle montagne e invit˛ i suoi parenti a prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne.

32

Alla mattina per tempo LÓbano si alz˛, baci˛ i figli e le figlie e li benedisse. Poi partý e ritorn˛ a casa. Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio. Giacobbe al vederli disse: "Questo Ŕ l'accampamento di Dio" e chiam˛ quel luogo Macanaim.

Poi Giacobbe mand˛ avanti a sÚ alcuni messaggeri al fratello Esa¨, nel paese di Seir, la campagna di Edom. Diede loro questo comando: "Direte al mio signore Esa¨: Dice il tuo servo Giacobbe: Sono stato forestiero presso LÓbano e vi sono restato fino ad ora. Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho mandato ad informarne il mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi". I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: "Siamo stati da tuo fratello Esa¨; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con sÚ quattrocento uomini". Giacobbe si spavent˛ molto e si sentý angosciato; allora divise in due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli. Pens˛ infatti: "Se Esa¨ raggiunge un accampamento e lo batte, l'altro accampamento si salverÓ". Poi Giacobbe disse: "Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua patria e io ti far˛ del bene, io sono indegno di tutta la benevolenza e di tutta la fedeltÓ che hai usato verso il tuo servo. Con il mio bastone soltanto avevo passato questo Giordano e ora sono divenuto tale da formare due accampamenti. Salvami dalla mano del mio fratello Esa¨, perchÚ io ho paura di lui: egli non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini! Eppure tu hai detto: Ti far˛ del bene e render˛ la tua discendenza come la sabbia del mare, tanto numerosa che non si pu˛ contare". Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di ci˛ che gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello Esa¨: duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni, trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli. Egli affid˛ ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro: "Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un branco e l'altro". Diede questo ordine al primo: "Quando ti incontrerÓ Esa¨, mio fratello, e ti domanderÓ: Di chi sei tu? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?, tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe: Ŕ un dono inviato al mio signore Esa¨; ecco egli stesso ci segue". Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: "Queste parole voi rivolgerete ad Esa¨ quando lo troverete; gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue". Pensava infatti: "Lo placher˛ con il dono che mi precede e in seguito mi presenter˛ a lui; forse mi accoglierÓ con benevolenza". Cosý il dono pass˛ prima di lui, mentr'egli trascorse quella notte nell'accampamento.

 

Durante quella notte egli si alz˛, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e pass˛ il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi. Giacobbe rimase solo e un uomo lott˛ con lui fino allo spuntare dell'aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpý all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slog˛, mentre continuava a lottare con lui. Quegli disse: "Lasciami andare, perchÚ Ŕ spuntata l'aurora". Giacobbe rispose: "Non ti lascer˛, se non mi avrai benedetto!". Gli domand˛: "Come ti chiami?". Rispose: "Giacobbe". Riprese: "Non ti chiamerai pi¨ Giacobbe, ma Israele, perchÚ hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!". Giacobbe allora gli chiese: "Dimmi il tuo nome". Gli rispose: "PerchÚ mi chiedi il nome?". E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiam˛ quel luogo Penuel "PerchÚ - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita Ŕ rimasta salva". Spuntava il sole, quando Giacobbe pass˛ Penuel e zoppicava all'anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che Ŕ sopra l'articolazione del femore, perchÚ quegli aveva colpito l'articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.

 

 

33

Poi Giacobbe alz˛ gli occhi e vide arrivare Esa¨ che aveva con sÚ quattrocento uomini. Allora distribuý i figli tra Lia, Rachele e le due schiave; mise in testa le schiave con i loro figli, pi¨ indietro Lia con i suoi figli e pi¨ indietro Rachele e Giuseppe. Egli pass˛ davanti a loro e si prostr˛ sette volte fino a terra, mentre andava avvicinandosi al fratello. Ma Esa¨ gli corse incontro, lo abbracci˛, gli si gett˛ al collo, lo baci˛ e piansero. Poi alz˛ gli occhi e vide le donne e i fanciulli e disse: "Chi sono questi con te?". Rispose: "Sono i figli di cui Dio ha favorito il tuo servo". Allora si fecero avanti le schiave con i loro figli e si prostrarono. Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono e infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono.

Cosý in quel giorno stesso Esa¨ ritorn˛ sul suo cammino verso Seir. Giacobbe invece si trasport˛ a Succot, dove costruý una casa per sÚ e fece capanne per il gregge. Per questo chiam˛ quel luogo Succot.

Giacobbe arriv˛ sano e salvo alla cittÓ di Sichem, che Ŕ nel paese di Canaan, quando torn˛ da Paddan-Aram e si accamp˛ di fronte alla cittÓ. Poi acquist˛ dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento, quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda. Ivi eresse un altare e lo chiam˛ "El, Dio d'Israele".

34

Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscý a vedere le ragazze del paese. Ma la vide Sichem, figlio di Camor l'Eveo, principe di quel paese, e la rapý, si uný a lei e le fece violenza. Egli rimase legato a Dina, figlia di Giacobbe; am˛ la fanciulla e le rivolse parole di conforto. Poi disse a Camor suo padre: "Prendimi in moglie questa ragazza". Intanto Giacobbe aveva saputo che quegli aveva disonorato Dina, sua figlia, ma i suoi figli erano in campagna con il suo bestiame. Giacobbe tacque fino al loro arrivo.

Venne dunque Camor, padre di Sichem, da Giacobbe per parlare con lui. Quando i figli di Giacobbe tornarono dalla campagna, sentito l'accaduto, ne furono addolorati e s'indignarono molto, perchÚ quelli aveva commesso un'infamia in Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe: cosý non si doveva fare!

Camor disse loro: "Sichem, mio figlio, Ŕ innamorato della vostra figlia; dategliela in moglie! Anzi, alleatevi con noi: voi darete a noi le vostre figlie e vi prenderete per voi le nostre figlie. Abiterete con noi e il paese sarÓ a vostra disposizione; risiedetevi, percorretelo in lungo e in largo e acquistate proprietÓ in esso". Poi Sichem disse al padre e ai fratelli di lei: "Possa io trovare grazia agli occhi vostri; vi dar˛ quel che mi direte. Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del dono; vi dar˛ quanto mi chiederete, ma datemi la giovane in moglie!".

 

Allora i figli di Giacobbe risposero a Sichem e a suo padre Camor e parlarono con astuzia, perchÚ quegli aveva disonorato la loro sorella Dina. Dissero loro: "Non possiamo fare questo, dare cioŔ la nostra sorella ad un uomo non circonciso, perchÚ ci˛ sarebbe un disonore per noi. Solo a questa condizione acconsentiremo alla vostra richiesta, se cioŔ voi diventerete come noi, circoncidendo ogni vostro maschio. Allora noi vi daremo le nostre figlie e ci prenderemo le vostre, abiteremo con voi e diventeremo un solo popolo. Ma se voi non ci ascoltate a proposito della nostra circoncisione, allora prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo".

Le loro parole piacquero a Camor e a Sichem, figlio di Camor. Il giovane non indugi˛ ad eseguire la cosa, perchÚ amava la figlia di Giacobbe; d'altra parte era il pi¨ onorato di tutto il casato di suo padre. Vennero dunque Camor e il figlio Sichem alla porta della loro cittÓ e parlarono agli uomini della cittÓ: "Questi uomini sono gente pacifica: abitino pure con noi nel paese e lo percorrano in lungo e in largo; esso Ŕ molto ampio per loro in ogni direzione. Noi potremo prendere per mogli le loro figlie e potremo dare a loro le nostre. Ma solo ad una condizione questi uomini acconsentiranno ad abitare con noi, a diventare un sol popolo: se cioŔ noi circoncidiamo ogni nostro maschio come loro stessi sono circoncisi. I loro armenti, la loro ricchezza e tutto il loro bestiame non saranno forse nostri? Accontentiamoli dunque e possano abitare con noi!". Allora quanti avevano accesso alla porta della sua cittÓ ascoltarono Camor e il figlio Sichem: tutti i maschi, quanti avevano accesso alla porta della cittÓ, si fecero circoncidere.

Ma il terzo giorno, quand'essi erano sofferenti, i due figli di Giacobbe, Simeone e Levi, i fratelli di Dina, presero ciascuno una spada, entrarono nella cittÓ con sicurezza e uccisero tutti i maschi. Passarono cosý a fil di spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via Dina dalla casa di Sichem e si allontanarono. I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la cittÓ, perchÚ quelli avevano disonorato la loro sorella. Presero cosý i loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella cittÓ e nella campagna. Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case. Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: "Voi mi avete messo in difficoltÓ, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e ai Perizziti, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di me, mi vinceranno e io sar˛ annientato con la mia casa". Risposero: "Si tratta forse la nostra sorella come una prostituta?".

35

Dio disse a Giacobbe: "Alzati, va' a Betel e abita lÓ; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti Ŕ apparso quando fuggivi Esa¨, tuo fratello". Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui: "Eliminate gli dŔi stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli abiti. Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruir˛ un altare al Dio che mi ha esaudito al tempo della mia angoscia e che Ŕ stato con me nel cammino che ho percorso". Essi consegnarono a Giacobbe tutti gli dŔi stranieri che possedevano e i pendenti che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterr˛ sotto la quercia presso Sichem.

Poi levarono l'accampamento e un terrore molto forte assalý i popoli che stavano attorno a loro, cosý che non inseguirono i figli di Giacobbe. Giacobbe e tutta la gente ch'era con lui arrivarono a Luz, cioŔ Betel, che Ŕ nel paese di Canaan. Qui egli costruý un altare e chiam˛ quel luogo "El-Betel", perchÚ lÓ Dio gli si era rivelato, quando sfuggiva al fratello. Allora morý DŔbora, la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di Betel, ai piedi della quercia, che perci˛ si chiam˛ Quercia del Pianto.

Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando tornava da Paddan-Aram, e lo benedisse. Dio gli disse:

"Il tuo nome Ŕ Giacobbe.
Non ti chiamerai pi¨ Giacobbe,
ma Israele sarÓ il tuo nome".

Cosý lo si chiam˛ Israele. Dio gli disse:

"Io sono Dio onnipotente.
Sii fecondo e diventa numeroso,
popolo e assemblea di popoli
verranno da te,
re usciranno dai tuoi fianchi.
Il paese che ho concesso
ad Abramo e a Isacco dar˛ a te
e alla tua stirpe dopo di te
dar˛ il paese".

Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva parlato. Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato, una stele di pietra, e su di essa fece una libazione e vers˛ olio. Giacobbe chiam˛ Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato.

Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad ╚frata, quando Rachele partorý ed ebbe un parto difficile. Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: "Non temere: anche questo Ŕ un figlio!". Mentre esalava l'ultimo respiro, perchÚ stava morendo, essa lo chiam˛ Ben-Oni, ma suo padre lo chiam˛ Beniamino. Cosý Rachele morý e fu sepolta lungo la strada verso ╚frata, cioŔ Betlemme. Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di Rachele esiste fino ad oggi.

 

Poi Israele lev˛ l'accampamento e piant˛ la tenda al di lÓ di Migdal-Eder. Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben and˛ a unirsi con Bila, concubina del padre, e Israele lo venne a sapere.

I figli di Giacobbe furono dodici. I figli di Lia: il primogenito di Giacobbe, Ruben, poi Simeone, Levi, Giuda, ╠ssacar e ZÓbulon. I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino. I figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e NŔftali. I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser. Questi sono i figli di Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram.

Poi Giacobbe venne da suo padre Isacco a Mamre, a Kiriat-Arba, cioŔ Ebron, dove Abramo e Isacco avevano soggiornato come forestieri. Isacco raggiunse l'etÓ di centottat'anni. Poi Isacco spir˛, morý e si riuný al suo parentado, vecchio e sazio di giorni. Lo seppellirono i suoi figli Esa¨ e Giacobbe.

36

Questa Ŕ la discendenza di Esa¨, cioŔ Edom. Esa¨ prese le mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon, l'Hittita; Oolibama, figlia di Ana, figlio di Zibeon, l'Hurrita; Basemat, figlia di Ismaele, sorella di Nebai˛t. Ada partorý ad Esa¨ Elifaz, Basemat partorý Reuel, Oolibama partorý Ieus, Iaalam e Core. Questi sono i figli di Esa¨, che gli nacquero nel paese di Canaan.

Poi Esa¨ prese le mogli e i figli e le figlie e tutte le persone della sua casa, il suo gregge e tutto il suo bestiame e tutti i suoi beni che aveva acquistati nel paese di Canaan e and˛ nel paese di Seir, lontano dal fratello Giacobbe. Infatti i loro possedimenti erano troppo grandi perchÚ essi potessero abitare insieme e il territorio, dove essi soggiornavano, non poteva sostenerli per causa del loro bestiame. Cosý Esa¨ si stabilý sulle montagne di Seir. Ora Esa¨ Ŕ Edom.

Questa Ŕ la discendenza di Esa¨, padre degli Idumei, nelle montagne di Seir. Questi sono i nomi dei figli di Esa¨: Elifaz, figlio di Ada, moglie di Esa¨; Reuel, figlio di Basemat, moglie di Esa¨. I figli di Elifaz furono: Teman, Omar, Zefo, Gatam, Kenaz. Elifaz, figlio di Esa¨, aveva per concubina Timna, la quale ad Elifaz partorý Amalek. Questi sono i figli di Ada, moglie di Esa¨. Questi sono i figli di Reuel: Naat e Zerach, Samma e Mizza. Questi furono i figli di Basemat, moglie di Esa¨. Questi furono i figli di Oolibama, moglie di Esa¨, figlia di Ana, figlio di Zibeon; essa partorý a Esa¨ Ieus, Iaalam e Core.

Questi sono i capi dei figli di Esa¨: i figli di Elifaz primogenito di Esa¨: il capo di Teman, il capo di Omar, il capo di Zefo, il capo di Kenaz, il capo di Core, il capo di Gatam, il capo di Amalek. Questi sono i capi di Elifaz nel paese di Edom: questi sono i figli di Ada.

Questi i figli di Reuel, figlio di Esa¨: il capo di Naat, il capo di Zerach, il capo di Samma, il capo di Mizza. Questi sono i capi di Reuel nel paese di Edom; questi sono i figli di Basemat, moglie di Esa¨.

Questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esa¨: il capo di Ieus, il capo di Iaalam, il capo di Core. Questi sono i capi di Oolibama, figlia di Ana, moglie di Esa¨.

Questi sono i figli di Esa¨ e questi i loro capi. Egli Ŕ Edom.

Questi sono i figli di Seir l'Hurrita, che abitano il paese: Lotan, Sobal, Zibeon, Ana, Dison, Eser e Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, figli di Seir, nel paese di Edom. I figli di Lotan furono Ori e Emam e la sorella di Lotan era Timna. I figli di Sobal sono Alvan, Manacat, Ebal, Sefo e Onam. I figli di Zibeon sono Aia e Ana; questo Ŕ l'Ana che trov˛ le sorgenti calde nel deserto, mentre pascolava gli asini del padre Zibeon. I figli di Ana sono Dison e Oolibama, figlia di Ana. I figli di Dison sono Emdam, Esban, Itran e Cheran. I figli di Eser sono Bilan, Zaavan e Akan. I figli di Disan sono Uz e Aran. Questi sono i capi degli Hurriti: il capo di Lotan, il capo di Sobal, il capo di Zibeon, il capo di Ana, il capo di Dison, il capo di Eser, il capo di Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, secondo le loro trib¨ nel paese di Seir.

Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che regnasse un re degli Israeliti. Regn˛ dunque in Edom Bela, figlio di Beor, e la sua cittÓ si chiama Dinaba. Poi morý Bela e regn˛ al suo posto Iobab, figlio di Zerach, da Bosra. Poi morý Iobab e regn˛ al suo posto Usam, del territorio dei Temaniti. Poi morý Usam e regn˛ al suo posto Adad, figlio di Bedad, colui che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua cittÓ si chiama Avit. Poi morý Adad e regn˛ al suo posto Samla da Masreka. Poi morý Samla e regn˛ al suo posto Saul da Recobot-Naar. Poi morý Saul e regn˛ al suo posto Baal-Canan, figlio di Acbor. Poi morý Baal-Canan, figlio di Acbor, e regn˛ al suo posto Adar: la sua cittÓ si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabel, figlia di Matred, da Me-Zaab.

Questi sono i nomi dei capi di Esa¨, secondo le loro famiglie, le loro localitÓ, con i loro nomi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet, il capo di Oolibama, il capo di Ela, il capo di Pinon, il capo di Kenan, il capo di Teman, il capo di Mibsar, il capo di Magdiel, il capo di Iram. Questi sono i capi di Edom secondo le loro sedi nel territorio di loro proprietÓ. ╚ appunto questo Esa¨ il padre degli Idumei.